sabato 9 marzo 2013



Buondì a tutti. 
Sì, è vero, manco da un po'. Ma ho voluto dedicarmi ad altro, e lasciare la postazione a mia sorella, prima per farle vedere dei film per l'esame di cinema (come già vi avevo informati), e poi per la scrittura della tesi, per l'imminente laurea (spero solo che si ricorderà dei miei sforzi, quando a scrivere la tesi sarò io! Ma sinceramente: dubito che farà lo stesso per me).
Comunque ho un paio di cose da dirvi. Prima di tutto che mi mancano due esami dalla fine, in secondo luogo che Marzia ha accettato la mia richiesta tesi, e che sono riuscita a lasciare il tema della Violenza occidentale. 
Ma in questo post mi occuperò solo di altro.

Bene. Non mi interessa di essere noiosa e ripetitiva, perché questo è il MIO blog, e scriverò tutte le ripetizioni che mi andranno, dato che tutti possono decidere di non leggerlo, e dato che le statistiche parlano chiaro: ho pochissimi e casuali lettori. Il blog è nato per le mie esigenze, senza pretendere dei destinatari, e pertanto arrivo di nuovo al dunque. Sarò ripetitiva. 
La mia esigenza è la musica.
Pensavo qualche giorno fa che il mio mondo è chiuso nella musica. E sinceramente credo che nessuno riuscirà mai ad entrarci, pur avendo le mie stesse passioni, o i miei stessi gusti, o dei pensieri simili ai miei. Perché è una cosa così soggettiva, che non si può capire se davvero non la vivi sulla tua pelle. Perché ognuno ha sensazioni diverse nell'avvertire un brano musicale, ognuno fa delle scelte, consapevoli o inconsce. E sembra la definizione più banale ed erroneamente più semplicistica del mondo, ed invece è piena di mistero, di parole non dette e pensieri celati, ma essenziali. 


Oggi ascoltavo, fuori al balcone, con questo bel sole napoletano di Marzo, questo brano, che nei miei pensieri è sempre stato legato a due grandi amiche del passato. Immaginavamo, o forse solo io lo facevo, di fare un bel viaggio "on the road" per tutti gli States, dopo i 18 anni, e di fermarci nei motel a fare la lotta con i cuscini con sotto questa canzone come colonna sonora. Ma oggi, mai dimenticherò quel sogno, eppure con quel sole, questo pezzo mi ha fatto pensare solo ed unicamente a me. 
Nelle gambe incrociate, la testa dondolante a ritmo, e le mie smorfie nel playbackare, ho immaginato me. Ed è assurdo, perché non ho immaginato niente di assurdo. Ho visto me stessa ascoltare con gusto della musica. Ecco. ieri ho visto un film, "The Perks of Being a Wallflower", che in italiano è stato tradotto con "Noi siamo Infinito". Il titolo in italiano, sinceramente è orribile, però nel film rende bene l'idea. Ci sono un paio di scene che mi sono piaciute: quelle in cui venivano usate delle musicassette, oppure quella dei regali di natale, dove Charlie regala a Sam un vinile, e lei resta affascinata, quella in cui viene presentata la camera di Sam, un piccolo museo della musica, o quando i due fratellastri ascoltano dei pezzi per radio e li trovano fantastici. Ma ovviamente la scena che forse è piaciuta a tutti (perché è stata anche una bella trovata) è quella del furgone sotto al tunnel e sul ponte con la canzone "Heroes" di David Bowie. Lì sapevo che Charlie avrebbe detto "Noi siamo infinito". Ma invece, la prima volta ha detto "Mi sento infinito", che secondo me è molto meglio, e soprattutto non banalizza la frase della fine del film, che è anche il titolo in italiano. Da sola quella frase non avrebbe avuto senso. Io non so se tornerò mai ad avere la sensazione di sentirmi "infinita". Forse crescendo, anzi, sicuramente è così, si comincia a perdere anche quella purezza e quella spensieratezza. Ma ovviamente non ho fatto la scoperta dell'acqua calda. Tutto questo per arrivare a dirvi che prima, ascoltando quella canzone (Ain't no mountain high enough), ed immaginandomi in quei colori accesi (e non più opachi, tipici di Berlino), mi sono sentita a mio agio. Perché so di aver trovato già da tempo la mia dimensione. Ed è bello ricordarsene, e restarne comunque stupiti come se fosse sempre una riscoperta. Io non saprei bene come esprimere quello che ho provato in quell'attimo, però qualcosa di allegro, solare e meraviglioso l'ho provato. Mi sono sentita 'definita'. sapevo cos'ero. E non è facile. Non sempre si ha ben chiaro cosa si è. Io stessa, e l'ho tenuto presente in questo blog, ancora non so bene cosa sono, eppure prima avevo quella sola certezza. Io ero una musica, una buona musica. Per me sarebbe una grande vittoria personale, se qualcuno spassionatamente venisse a dirmi "Hey, lo sai che tu ascolti davvero buona musica?".

Detto questo vorrei fare solo una riflessione che con questo non c'entra molto. Forse è una giustificazione un po' personale per la musica che ascolto, in particolar modo quella dei Baustelle (sempre politicamente parlando). Infatti credo che di un artista puoi non seguire il pensiero politico, ma ascoltarlo comunque per la fede attiva e spassionata in qualcosa, che lo porta a fare ciò che fa. Ecco una sorta di ascolto come apprezzamento per la sua fiducia o comunque per un suo fermo credo. Il punto è che oggi, credere davvero in qualcosa, è un'utopia, è davvero difficile. Ed io apprezzo chi crede in qualcosa. Perché io ancora non credo fermamente in niente.

Ultima cosa: La smettete, voi altri?! Io odio la 'nuova' moda dei 'dischi'. Tornate a comprare quei freddi CIDDI, senza togliere a me quello di cui ho bisogno.

Sì, sono pazza. Ciao.

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